IL TEMPO PASSA E RIMANGONO I RICORDI

 

RICORDI DEL PASSATO
"Le foto originali si possono acquistare, il ricavato và devoluto alla Croce Rossa Italiana sezione di San. Pietro in Valle Frosolone" 
 
 
Festa San. Donato 1940
 
 
Comunioni con Don Corradino
 
 
 
Un intera classe scolastica in gita in montanga a Frosolone
 
 
Fraraccio Filippo detto cannalon- Carluccio lu macellar Felicin- Assunta la mogli d Cusimit lu salaiuol-_Brun d Carluc
 
 
 
 
la vecchia Squadra di San Pietro in Valle
 
 
 
corso Italia
 
 
Franco Fazioli e Palangio Cosimo
 
 
 
 
 
 
 
Il Molino
Il molino che si trovava al bivio
tra Frosolone e Santa Elena.
Adesso l'hanno convertito
come ristorante.
 
 
 
Festa San. Donato 1940
 
 
Festa in famiglia "zia Maria  la Cumar Carmela lu Cumpar Nanduc.
 
Ricordi di Amici "Foto scattata vicino la casa del
Ca vliere Quentino Pallante
 
 
Il Matrimonio zona Calvario
 
 
 
 
Da sinistra in alto verso destra in ordine 
GIOVANNI- FRANCO-FELICE-BRUNO-FRANCO-BIAGIO
in ginocchio da sinistra 
DONATO-FILIPPO-ANGELINO-FILIPPO-ENZO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Nunzio Fazioli con amici
La fotografo del paese, Rosina,
con un parente alla sinistra
e Nunzio Fazioli alla destra.
 
Nunzio Fazioli sopra la sua motocicletta
Nunzio Fazioli
sopra la sua motocicletta
 
 

 

Chiesa di S. Donato
La Chiesa di San Donato
Senza dubbio la chiesa più importante delle frazioni di Frosolone è quella di San Pietro in Valle, intitolata a San Donato.
La sua costruzione risale al 1847: e larga 16 metri e lunga 23; è a tre navate.
Dal 1853 forma parrocchia a sè stante ed il Santo si festeggia il 7 Agosto. Di notevole importanza è il Gesù Bambino di E.Labbate.
A questa parrocchia è unita anche giuridizionalmente Vallecupa. Nel piazzale antistante la chiesa trovasi una bella fontana che rende suggestivo e caratteristico questo centro.
 
 
Frosolone (Isernia)
 
Di decisamente originale ha innanzitutto il nome, Frosolone, antico paesetto montano del Molise centrale. Una denominazione che induce normalmente a confonderlo con il capoluogo della Ciociaria. Un nome, al pari di Sgurgola Marsicana o Canicattì, destinato a suscitare bonaria ilarità. Non a caso il paese vanta un ricco curriculum di citazioni cinematografiche: dal personaggio di Frà Cipolla da Frosolone, interpretato da Alberto Sordi in “Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno” di Monicelli alla Madonna di Frosolone invocata da Pippo Franco in un cult-movie all’italiana degli anni settanta. Ma, soprattutto, è collegato ad una filastrocca, di origine radiofonica, legata al “fazzolettone” portato, appunto, da Frosolone.
La curiosità sull’origine di tale denominazione va allora appagata. Tra le ipotesi sull’originale denominazione del paese, quella più diffusa la fa risalire all’uccello “frisone”, che compare anche nell’antico stemma comunale insieme a tre monti, ad una stella e ad una corona. Secondo lo storico Colozza, invece, il nome di Frosolone deriverebbe da quello di Frosinone, causa probabilmente un’antica immigrazione di ciociari nel borgo molisano. Secondo un’altra ipotesi il nome deriverebbe dal latino “fulgere”, cioè “risplendere”.
Al di là della denominazione decisamente originale, Frosolone è una bella cittadina di poco più di tremila abitanti, antichissima, ricca di storia, di tradizioni pastorali legate alla transumanza, con un millenario artigianato delle lavorazione delle lame ed una rinomata tradizione gastronomica legata soprattutto alla produzione di caciocavalli. Il borgo è inserito in un ambiente davvero suggestivo costituito da montagne, vallate, laghetti, costoni rocciosi, grotte.
Storicamente, il territorio in epoca pre-romana era abitato da popolazioni osche. Quindi Frosolone viene identificata con “Fresilia”, città del Sannio conquistata nel 304 avanti Cristo da Marco Aurelio Massimo.
Oltre ai reperti sanniti, presenti nell’area nord del Comune in località “Civitelle” (mura megalitiche conosciute come mura pelagiche), Frosolone può vantare documenti certi risalenti anche a quasi tre secoli prima dell’anno mille.
Un importante documento che attesta l’esistenza di Frosolone già nel 747 dopo Cristo è la “Cartula offersionis seu concessionis” redatta dal duca longobardo Giusulfo per il Monastero di Montecassino, nella quale vengono indicati i confini. Frosolone è denominato “Freselona”. Ecco il testo originale: “Ascendit in montem qui dicitur Caballus, pergit in montem, qui vocatur Rendenaria marior, et inde per Serras montium venit ad Rendenariam minorem, et… vadit per pedes montium qui vocantur Freselona et pergit in aquam de Mellarino”.
Il “Catalogo Borelliano” conferma l’esistenza del feudo nel XII secolo. Secondo tale documento, nel 1100 Frosolone appartenne ai Borrello, signori di Agnone, facendo parte della cosiddetta “Terra burellense”, con capoluogo Pietrabbondante.Quel che rimane del centro storico di Frosolone, interessante anche se occorrerebbero radicali interventi di recupero (ad iniziare dall’eliminazione degli infissi dorati in alluminio anodizzato o dei box per le automobili ricavati da ex botteghe o stalle), è tipico del periodo longobardo (tra il IX e il X secolo), quando il borgo venne ricostruito dopo le invasioni e le distruzioni barbariche. Ancora oggi vi si accede attraverso antiche porte ad arco tipiche dell’epoca longobarda (Santa Maria, San Pietro e Sant’Angelo).
Nella seconda metà del duecento, Frosolone appartenne ad Andrea di Isernia, famoso giurista. In questo periodo il borgo assunse un’importanza primaria nella zona. Vi sorgevano vari monasteri, tra cui quelli di San Martino e di Sant’Onofrio. Del primo restano i blocchi giganteschi dell’architrave. Di Sant’Onofrio è stata rinvenuta una lapide del 1339 con la scritta “Siste et bibe, viator”. Nel 1305, il castello di Frosolone divenne sede di un tribunale dell’Inquisizione con fra’ Tommaso di Aversa, inquisitore dell’ordine dei Domenicani, il quale - attestano documenti dell’epoca - giudicò colpevoli di eresia un gruppo di monaci Minoriti che predicavano la povertà assoluta.
Nel 1350 il feudo venne diviso tra Giovanni di Montagano e Giovanni d’Evoli, signore di Castropignano, ricomponendosi alla fine del secolo con i conti Montagano, cui rimase fino alla fine della dominazione aragonese.
E’ quindi un succedersi di famiglie nobili: i Marchesano nel Cinquecento, Francesco della Posta dal 1660, quindi il demanio dal 1734 al 1768 con la Regia Corte di Napoli. Ed ancora: Nicola Sergio Moscettola, principe dì Leporino; dal 1777 al 1806 suo figlio Giovanni. Con il dominio francese e l’eversione della feudalità, alla famiglia Leporino restarono pochi beni tra cui il palazzo baronale, venduto poi alla famiglia Zampini, attuale proprietaria.
A fine settecento Frosolone era il secondo centro del Molise dopo Campobasso. Vi sorgevano un seminario, numerosi conventi e confraternite, una decina di chiese, un ospedale, uno dei pochi ginnasi della zona ed un convitto per gli studenti. Una nota enciclopedia dell’epoca descrive Frosolone come “grossa terra dell’Italia meridionale”, e ricorda che “gli edifizi risiedono in luogo alpestre”, che “vi si respira aere puro e saluberrimo”, che “scorre in mezzo del paese un fiumiciattolo che provvede que’ terrazzani di alquanto pesce e le loro terre annaffia e feconda” ed infine che “vi si esercita con lucro l’arte del coltellinaio”.
I primi anni dell’ottocento registrarono diverse calamità. Il 26 luglio 1805 Frosolone fu epicentro di un terremoto che provocò in paese 518 morti e centinaia di feriti. Nel 1817 ci fu un’epidemia di tifo: 216 morti in tre mesi. Nel 1822 un’alluvione con pochi precedenti distrusse il ponte “sopra Fonte Molino”. Nel 1837 fu la volta di un’epidemia di colera: il Molise contò 60 mila casi con oltre 15 mila morti (4.725 contadine, 456 artieri, 299 gentildonne, 282 industriosi, 264 galantuomini). A Frosolone oltre cento morti.
Nonostante le terribili avversità ed una situazione sociale non certo florida (il censimento del 1830 contò nel paese “almeno 500 miserabili”, cioè persone prive di ogni mezzo e 35 mendicanti), il borgo - con una popolazione di oltre 6 mila unità - dimostrò capacità di coesione sociale e di dinamismo..
Ad esempio venne istituita l’illuminazione pubblica a petrolio (4 mila lire di spesa per l’acquisto di fanali “di ultima generazione”), raro privilegio in Molise. Qualche tempo dopo il terremoto, il sindaco Felice Antonio Vago fece riparare il pubblico orologio (unico riferimento per tanti cittadini) con la spesa di 86 ducati. Nel 1817 venne istituito l’ufficio “di registro”. Nel 1819 si svolse l’asta per la costruzione della fontana pubblica. Nel 1828 all’esposizione di Napoli vennero premiati con medaglia d’argento i coltellinai frosolonesi Giustino e Luigi Fazioli, tra i più geniali artigiani molisani di tutti i tempi. Nel 1831 la maestra Giuseppina Manuppella insegnava a 48 ragazze, di età compresa tra i 5 e i 10 anni, “arte del cucire, leggere scrivere, galateo, aritmetica, dottrina cristiana, far calzette, tessere e stirare”.
Il cimitero venne edificato nel periodo 1839-1844. Con l’unità d’Italia il paese si schierò contro i Borboni, combattendo efficacemente il brigantaggio. Nel 1864 venne aperto l'ufficio postale. Nel 1876 si realizzò, a spese del Comune, l’ufficio del telegrafo. Nel 1898, dall’illuminazione pubblica a petrolio si passò a quella elettrica fornita dalla società frosolonese Fazioli, Ruberto e C; contemporaneamente ebbe inizio l’attività di un moderno stabilimento, azionato da motori elettrici, diviso in tre reparti: lanificio con tessitura anche di stoffe, mulino e pastificio.
Un cammino storico di così grande interesse ha lasciato importanti testimonianze archeologiche e artistiche. In località “Civitelle” e “Castellone”, nell’area nord del paese, sono presenti mura ciclopiche d’epoca sannita. Simbolo del paese, anche in sfide elettorali, è la fontana monumentale dell’Immacolata o “Fonte grossa”, costruita nella seconda metà dell’Ottocento in pietra locale e recentemente restaurata. In pieno centro storico troviamo il complesso di Santa Chiara, fondato nel 1367 dal barone Giovanni D’Evoli: è stato a lungo convento, quindi carcere, infine, da maggio 1995, sede del Comune. Proseguendo verso il basso, troviamo la croce seicentesca lapidea (ristrutturata nel 1945), situata nel centro di piazza della Vittoria (per i frosolonesi: “Largo San Pietro”), affiancata da due leoni stilofori, romanici, pure in pietra. Si tratta di ciò che resta dell’antica chiesa di San Pietro, distrutta dal terremoto del 1805.
Numerosi anche i palazzi storici. Spicca quello baronale degli Zampini, originario del Cinquecento, con un caratteristico loggiato. Da segnalare anche Palazzo Colozza nel quartiere Sant’Angelo (con giardino interno) e Palazzo Ruberto-Vago lungo il corso (con affreschi di Amalia Duprè) ed antichi documenti.
Numerose le chiese, anche di pregio artistico. La chiesa principale, posta nel centro storico del paese, è quella di Santa Maria Assunta, di origine medievale. La prima costruzione risale al 1309 (citata in un atto notarile) ma il 5 dicembre 1456 venne demolita da un terremoto. Riconsacrata nel 1531, venne di nuovo danneggiata dal terremoto del 1805 e riaperta al culto soltanto nel 1877. La facciata, barocca, è in pietra. L’interno è a croce latina, a tre navate separate da pilastri, di cui la centrale coperta a volta, con cupola ribassata sulla crociera. Notevoli le tele a olio della prima metà del XVIII secolo realizzate da Giacinto Diana (1731-1803), della scuola del De Mura, che decorano i due altari laterali. Importante anche il crocifisso ligneo cinquecentesco. L’antico campanone della chiesa è affettuosamente denominato dai frosolonesi “Girolamo”. La tradizione vuole che la purezza del suo suono sia dovuta all’atto della fusione, quando al bronzo è stato aggiunto dell’oro donato dalle donne del paese come atto di devozione.
Sempre nel centro storico c’è la chiesa di San Pietro, che custodisce due opere (“Sacro Cuore” e “Sacra Famiglia”) di Amalia Duprè, nonché quella di San Michele Arcangelo (quartiere Sant’Angelo) d’origine duecentesca. Gli archi a sesto acuto delle due cappelle laterali costituiscono una testimonianza dell’impianto di importazione benedettina. Di valore le tele dei due altari laterali: la Madonna delle Grazie e la Madonna del Rosario.
Altra chiesetta di valore, posta fuori dal centro storico, è Santa Maria delle Grazie, ubicata lungo la strada che porta al cimitero. Risale al XV secolo, ampliata e decorata nel 1533, recentemente restaurata. Conserva uno splendido altare con un monumentale retablo ligneo, strutturato in uno schema modulare legato ad una carpenteria intagliata, intarsiata e dipinta, divisa da pilastri e cornici. Racchiude nove splendidi dipinti di eccezionale valore artistico, ascrivibili al manierismo napoletano del XVI secolo.
Accanto alla chiesa sorge il complesso del Convento dei Cappuccini, costruito nel 1580. Ha accolto i Padri Cappuccini fino al 1799, quindi i Padri Manarini.
Altre chiese fuori dal centro storico: Sant’Antonio (parte alta del paese), San Rocco e San Nicola (parte bassa).
Lungo la strada per la montagna di Colle dell’Orso sorge la caratteristica chiesa di Sant'Egidio, patrono di Frosolone con delibera del 16 febbraio 1707. Di tale chiesetta non si conosce la data di edificazione, tuttavia è possibile che nel duecento fosse già presente una cappella, certamente esistente nel medioevo, con un romitorio dipendente dal convento di Sant’Onofrio (andato distrutto). La tutela era affidata agli Antoniani che curano i malati. All’inizio del 1300 cappella e convento vennero distrutti quando la Chiesa di Roma considerò eterica la congregazione. Nel 1704, grazie a Michele Vago e Antonio Zaccagnino, venne ricostruita la chiesa con romitorio e pozzo. Il terremoto del 1805 costrinse ad una nuova ricostruzione. L’ultimo restauro è degli anni ottanta.
Dal punto di vista ambientale, Frosolone offre un’ampia zona montana ricca di faggi, di laghetti e di pareti rocciose. Si segnalano le faggete di Monte Marchetta e di Colle dell’Orso, il bosco della Grisciata, e la valle della Contessa (ricca di arbusti di uva spina e di siepi di rosa canina).
Per chi ama il folklore, il 16 gennaio, vigilia di Sant’Antonio Abate, gruppi canori si esibiscono di casa in casa intonando e “adattando” la canzone di Sant’Antonio e ricevendo doni (soprattutto alimenti). La tradizione è viva soprattutto nella frazione di Acquevive. Il 17 gennaio ha luogo la benedizione degli animali. La sera dell’8 maggio, in onore di San Michele, si accendono falò (in dialetto: “luavre”), attorno ai quali si canta, si balla e si gustano cibi locali (in genere vino e patate cotte alla cenere).
Il 1° agosto ha luogo la caratteristica sfilata di carri allegorici con la sagra dei peperoni e del baccalà. Ogni carro propone angoli, costumi e personaggi tipici della storia paesana. Il migliore viene premiato.
Ad agosto si svolgono inoltre la festa della forgiatura (lavorazione in piazza di coltelli), la sagra del caciocavallo, la mostra nazionale delle forbici e dei coltelli (con caratteristico mercatino nelle botteghe del centro storico), la corsa degli asini (in località Colle dell’Orso), la festa dell’aquilone per i bambini, la sagra dei fagioli con le cotiche, la sagra delle pannocchie (“Mazzafurr”) in località San Pietro in Valle.
A settembre è la volta della festa di Sant’Egidio (in montagna) e di alcune feste nelle frazioni limitrofe al paese (Acquevive, Colle Carrise, Oratino, ecc.).

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