Test- Preparazione-Mantenimento.

 

 

 

 

PREPARAZIONE ATLETICA
Propriocettività e prestazione
 
All’allenamento propriocettivo si dedicano spazi sempre più ampi, con metodologie più dirette e specifiche. Per preservare le articolazioni è anche consigliato l’utilizzo di fasciature e tutori più o meno rigidi.
 
di Italo Sannicandro*
dal n° 118 de “ IL NUOVO CALCIO”
 
La scienza dell’allenamento ha orientato l’attenzione verso le componenti propriocettivo e la loro influenza sia sulle prestazioni di routine, ad esempio del mantenimento della postura eretta, sia quelle agonistiche di elevata qualificazione, come lo stacco monopodalico o il cambio di direzione.
L’introduzione di nuovi sistemi di valutazione della gestione del disequilibrio, ha confermato come quest’ultimo sia influenzato in modo determinante dalla consapevolezza delle informazioni propriocettivo in ingresso.
 
I traumi
L’evoluzione del concetto di propriocezione, dalla data della sua prima definizione ad oggi, ha comportato una maggiore attenzione da parte di tecnici e preparatori nei riguardi di questo aspetto della percezione. Attualmente, in moltissime discipline e in particolare nei giochi sportivi che richiedono improvvisi e repentini movimenti in rapporto ad attrezzo, compagni ed avversari, i programmi di preparazione fisica, sia nel periodo preparatorio sia in quello competitivo, dedicano all’allenamento propriocettivo spazi più ampi e metodologie più dirette e specifiche (Trachelio, 1997). L’esigenza di una mirata programmazione degli interventi condizionali e preventivi, si avverte tanto a livello assoluto che a livello di formazione giovanile, con l’analisi dei livelli di forza reattiva dell’apparato estensore della caviglia mediante drop jump (Castagna e Sannicandro, 2001). La nuova esigenza è supportata dalle indagini relative alla traumatologia sportiva e alle modalità di insorgenza di quest’ultima. Tali indagini indicano nei salti, con un’incidenza del 28,9%, la gestualità predisponente traumi all’apparato muscolo legamentoso e articolare dell’arto inferiore, con particolare riferimento all’articolazione tibio-tarsica; le indagini specificano,inoltre, che l’85% delle distorsioni relative a tale articolazione avvengono in inversione (Pfeifer et al., 1992; Rasch, 1999).
La velocità di ricaduta verticale comprese tra 2,6 e 4 metri/secondo unita alla velocità verso il comparto laterale del piede al momento dell’appoggio al suolo di circa 2 metri/secondo, impongono un sensibile lavoro alla muscolatura della gamba e del piede (Weineck,1998).
L’insorgenza di un trauma discorsivo è causa di deficit propriocettivo capaci di innescare un processo in cui l’instabilità funzionale conseguente comporta recidive sulla stessa struttura anatomico-funzionale.
Il ruolo protettivo svolto dai propriocettori (fusi neuromuscolare, organi tendinei del Golgi, recettori del Pacini e del Ruffini, terminazioni libere, ecc.) rispetto ai nocicettori è evidenziato dalle indagini a proposito della velocità di conduzione dei rispettivi segnali: in un arco riflesso integro, la velocità di conduzione del segnale sensitivo dei propriocettori è di circa 70-100 metri/secondo, mentre quella dei nocicettori varia da 4-9 a 0,5-2 metri/secondo in rapporto al tipo di fibra nervosa mielinica o amielinica (Riva,1998). Rivestono pertanto rilevanza i propiocettori dei muscoli cosiddetti “stabilizzatori”, cioè di quei distretti muscolari che variano la propria tensione isometrica in ragione delle condizioni esterne, per assicurare che l’articolazione lavori in range angolare fisiologico. L’attivazione dei propriocettori, unita a quella del sistema neuro-muscolare, sembra infatti migliorare i meccanismi di autoregolazione propriocettivo dell’atleta.
L’allenamento propriocettivo
Il monitoraggio, così come il training delle capacità propriocettivo, riveste un ruolo determinante al fine di prevenire e ridurre l’insorgenza dei traumi distorsivi alle articolazioni dell’arto inferiore e al fine di migliorare le espressioni di forza reattiva dei muscoli della gamba e del piede, sia nel calcio a cinque sia in tutti gli altri sport di squadra.
L’attenzione della preparazione atletica nei confronti di queste componenti della prestazione trova giustificazione metodologica nelle conoscenze relative alle informazioni che influenzano i circuiti di controllo e gestione del disequilibrio: a differenza di quanto si possa comunemente pensare le afferenti vestibolari non rappresentano i canali di informazione più rapidi, ma addirittura comportano movimenti più imprecisi e violenti (Riva e Trevisson, 2000).
Al controllo vestibolare e posturale, insieme ai propriocettori (fusi neuromuscolare, organi tendinei del Golgi, recettori del Pacini e del Ruffini, terminazioni libere, ecc.), concorrono tutte le afferente sensoriali, comprese quelle cutanee capaci, queste ultime, di surclassare quelle vestibolari grazie a velocità di trasmissione più elevate: 50 metri/secondo delle prime rispetto agli oltre 80 metri/secondo delle seconde (Bessou et al., 1998).
È interessante constatare come le strutture a semicupola del piede richiedano e permettano ai tre tipi di recettori, cutanei, muscolari e articolari, di fornire simultaneamente risposte afferenti agli stimoli che di volta in volta si presentano.
La conoscenza delle gestualità predisponesti traumi all’articolazione tibio-tarsica e l’analisi della tipologia di tali incidenti, ha suggerito l’introduzione nella pratica sportiva di misure di prevenzione di tipo passivo: l’uso di fasciature, tutori più o meno rigidi e particolari accorgimenti nella scelta dell’equipaggiamento hanno rappresentato alcune modalità di intervento. In considerazione degli oltre 6000 contatti con il suolo che si verificano in una partita, medesimo obbiettivo ha avuto l’analisi delle interazioni tra piede e scarpa, al fine di individuare il profilo che meglio di altri attutisce la magnitudo dell’impatto (Sproviero et al., 2001).
Ma l’aspetto predominante di una corretta preparazione atletica sembra essere rappresentato dalla prevenzione di tipo attivo, costituita da unità di allenamento finalizzate al miglioramento della coordinazione intermuscolare a livello della gamba e del riuso elastico da parte dei suddetti gruppi muscolari e dell’attivazione propriocettivo.
L’utilizzo delle classiche tavole basculanti di Freeman, costituisce un idoneo mezzo per favorire l’evoluzione di questa tipologia di capacità: la praticità e l’economicità dello strumento consente l’adattamento delle esercitazioni tecniche e atletiche sul campo in molteplici situazioni.
Viceversa, l’utilizzo di pedane basculanti elettroniche interfacciate con personal computer si rende più funzionale laddove il preparatore è interessato, non solo al training specifico,ma anche al monitoraggio delle capacità propriocettivo o alla capacità di equilibrio (o disequilibrio).
 
 
 
 
* Italo Sannicandro: insegnante di educazione fisica; preparatore atletico abilitato presso il C.T.F. della F.I.G.C. di Coverciano; laureato presso l’Università di Lione (FR); consulente dell’A.S. Sport Five Putignano Calcio a 5 (Serie B) e di società di calcio, basket (serie C) e pallavolo (serie B).
 
 
 
Per chi vuole approfondire
·        Bessou M., Dupui P., Séverac A., Bessou P. (1998) – Il piede, organo dell’equilibrio – in Villeneuve P. (1998) – Piede, equilibrio e postura – Marrapese Roma: 55-67
·        Castagna C., Sannicandro I. (2001) – Indagine sull’equilibrio della forza reattiva degli arti inferiori nel basket – in Atti del 6° Convegno Associazione Italiana Medici Basket – Gestione dei rischi di gioco nella stagione agonistica – Coverciano 23-24 giugno 2001: 44-45
·        Dalatri R. (2001) – La reattività dei piedi nella preparazione precampionato – in Atti del 6° Convegno A.I.M.B. – Gestione dei rischi di gioco nella stagione agonistica – Coverciano 23-24 giugno 2001: 25
·        Kratter G., (1998) – Gestione del disequilibrio nello sport – in Riva D., Soardo G.P., Kratter G. (1998) – Propriocettività e gestione del disequilibrio – Atti Convegno Torino 16 Maggio 1998: 33-37
·        Lephart S.M., Henry T.J. (1996) – The physiological basis for open and closet kinetic chain rehabilitation for the upper extremity – Journal of sport rehabilitation, 5: 71-87
·        Pfeifer J.P., gast W., Pforringer W. (1992) – Traumatologie und Sportschaden im baskettball sport – Sportverl, Sportschaden, 6: 91-100
·        Rasch P.J., (1999) – Chinesiologia ed anatomia applicata – Verducci Roma (tit.orig. Rasch P.J. (1999) – Kinesiology and applied anatomy – Lea & Febieger)
·        Riva D. (1998) – Sistemi di valutazione della sensibilità propriocettivo e della capacità di gestione del disequilibrio – in Riva D., Soardo G.P., Kratter G. (1998) – Propriocettività e gestione del disequilibrio – Atti Convegno Torino 16 Maggio 1998: 17-31
·        Riva D., Trevisson P. (2000) – Il controllo posturale – Sport & Medicina, 4: 47-51
·        Schmid C., Geiger U. (1998) – Rehatrain – Edi-Ermes Milano
·        Sproviero E., Rosati R., Bevilacqua F. (2001) – Ruolo delle interazioni tra piede, scarpa e superfici di gioco nei traumi della prima articolazione metatarso-falangea nel calciatore – Notiziario Settore Tecnico F.I.G.C., 1: 37-40
·        Trachelio C. (1997) – La preparazione fisica negli sport di squadra – Libreria dello Sport Milano
·        Weineck J. (1999) – La preparazione fisica ottimale del giocatore di pallacanestro – Calzetti-Mariucci Perugia

 

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Dal libro "L'ALLENAMENTO SPORTIVO"

                 TEORIA E METODOLOGIA

di Gianni Leali - NARDINI Editore 1996

 

Si utilizza, in alternativa al test di Abalakov, per valutare la capacità di elevazione (o forza esplosiva).

 

Modalità di esecuzione (come in figura):

 

 

     1)  A piedi uniti, gambe, braccia e mani completamente distese, l'atleta si appoggia alla parete.

     2)  L'esaminatore fa un segno in corrispondenza dell'altezza raggiunta dai polpastrelli dell'atleta.

     3) Quindi, flettendo le ginocchia, ma tenendo sempre i piedi uniti, l'atleta effettua uno slancio con braccia distese in alto, per toccare la parete con la punta delle dita che - precedentemente <<sporcate>> con polvere bianca - lasceranno un segno sulla parete.

     4)  L'istruttore misura la differenza fra le due altezze.

     5)  Si eseguono tre prove, si sceglie la migliore e la si confronta con la seguente Tabella di riferimento.

 

Misura ottenuta                                            Forza dinamica

Superiore a 80 cm   ...........................................   Eccellente

Tra 50 e 80 cm   .............................................   Buona

Tra 40 e 50 cm   .............................................   Discreta

Inferiore a 40 cm   ............................................   Scarsa

 

 

 

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TEST A NAVETTA

Dal libro "L'ALLENAMENTO SPORTIVO"

                 TEORIA E METODOLOGIA

di Gianni Leali - NARDINI Editore 1996

 

È utilizzato per la valutazione della capacità di scatto e di resistenza allo scatto.

Consiste nell'effettuare 6 prove di corsa alla massima velocità su una distanza di 40 metri (20 m andata + 20 m ritorno), con un recupero di 20 secondi fra una prova e l'altra.

il tempo migliore nelle sei prove fornisce informazioni sulla capacità di scatto.

Per ottenere il valore dell'indice di resistenza si calcola il tempo complessivo delle sei prove.

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TEST DEI 300 METRI

Dal libro "L'ALLENAMENTO SPORTIVO"

                 TEORIA E METODOLOGIA

di Gianni Leali - NARDINI Editore 1996

 

Esplora la capacità anaerobica-lattacida.

I valori ottenibili con la prova dei 300 metri sono:

-  Per un tempo di 37''-38'': eccellente.

-  Per un tempo di 39''-42'': buona.

-  Per un tempo di 43''-48'': discreta.

-  Per un tempo di 48'': insufficiente.

 

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percorsa in 12'   giudizio

   meno di 1.600 metri

   da 1.600 a 2.000 metri

   da 2.000 a 2.400 metri

   da 2.400 a 2.800 metri

   da 2.800 a 3.200 metri

   oltre i 3.200 metri

   pessimo

   mediocre

   scarso

   buono

   ottimo

   eccellente

 

 

Tabella 1.

Tabella, elaborata dallo stesso ideatore del test, Kenneth H. Cooper, per la valutazione della distanza compiuta nel Test di Cooper. Essa può eventualmente andare bene quando venga riferita a gruppi di reclute o a studenti delle scuole medie superiori; non sembra il caso di utilizzarla nel calcio.

 

 

Come si passa dalla distanza percorsa in 12 minuti alla scelta dei ritmi di allenamento - oltre che per valutare i miglioramenti o i peggioramenti verificatisi in un certo intervallo di tempo (per esempio dalla fine del campionato precedente all'inizio del successivo, o dall'inizio del pre-campionato alla fine di esso), il Test di Cooper può servire, come si è già detto, per calcolare i ritmi da tenere quando si compiono le ripetute aerobiche. La Tabella 2 può servire per calcolare i tempi di percorrenza sui 1.000 metri, mentre la tabella 3 può essere utile per ricavare quelli sui 500, sui 600 e sugli 800 metri.

 

   risultato del test 

di Cooper (metri

percorsi in 12')

   tempo da proporre

per le ripetute

 sui 1000 metri

  3.600 

  3.500

   3.400 

   3.300 

   3.200 

  3'05''

  3'10''

  3'16''

   3'23''

   3'30'' 

   3.100 

   3.000

   2.900 

   2.800 

   2.700 

  3'37''

  3'45''

  3'53''

   4'02''

   4'12'' 

   2.600 

   2.500 

   2.400 

   4'22''

   4'33''

   4'55'' 

 

 

Tabella 2 - Dal Test di Cooper ai tempi sui 1.000 metri

Tempi da produrre per le ripetute sui 1.000 metri in funzione del risultato nel Test di Cooper; tali tempi sono stati ottenuti dalla elaborazione di dati ottenuti con giocatori professionisti.

 

 

 

 

 

Tabella 3 - Equivalenza fra i tempi sui 1.000 metri e quelli su altre distanze.

Equivalenza fra i tempi ottenuti sui 1.000 metri (prima colonna) e quelli ottenuti sugli 800, sui 600 e sui 500 metri. Si tenga presente che tali equivalenze possono non andare del tutto bene per certi giocatori. Per le distanze degli 800, dei 600 e dei 500 metri vengono dati i tempi al decimo di secondo, dal momento che é questa l'equivalenza precisa con il tempo sui 1.000 metri. I tempi da proporre ai giocatori andranno, ovviamente, arrotondati.

 

1.000 m800 m

600 m

500 m

2'50''

3'00''

3'10''

3'20''

3'30''

3'40''

3'50''

4'00'

2'10''  5 

2'18''     

2'55''  5 

2'33''     

2'40''  5 

2'48''     

2'55''  5 

3'03''     

1'33''  7

1'39''  4

1'45''  1

1'50''  8

1'56''  5

2'02''  2

2'07''  9

2'13''  6

1'14''  6

1'19''  2

1'23''  8

1'28''  4

1'33''  1

1'37''  8

1'42''  5

1'47''  2

 

 

 

 

 

Il Test sui 3.000 metri - Dal punto di vista pratico può risultare assai più comodo non eseguire il Test di Cooper nella sua forma più tipica, ma far correre i giocatori su una distanza fissa, in particolare i 3.000 metri. Il cronometrare il tempo su tale distanza, infatti, semplifica le cose per ciò che riguarda il rilievo della prestazione ottenuta dal singolo calciatore. La tabella 4 permette di stabilire quali siano, in funzione del tempo ottenuto sui 3.000 metri, i tempi con i quali percorrere i 1.000 metri quando l'obbiettivo sia quello del miglioramento delle caratteristiche aerobiche periferiche.

   tempo ottenuto 

sui 3.000 metri

   tempo da proporre

per le ripetute

 sui 1.000 metri

10'00'' 

10'15''

10'30''

10'45''

 11'00''  

  3'05''

  3'10''

  3'15''

  3'20''

   3'25'' 

11'15''

11'30''

11'45''

12'00''

  12'15''   

  3'30''

  3'35''

  3'40''

   3'45''

    3'50'' 

12'30''

12'45''

13'00''

13'15''

13'30''

3'55''

4'00''

4'00''

4'10''

4'15''

13'45''

14'00''

14'15''

14'30''

14'45''

15'00''

 

4'20''

4'25''

4'30''

4'35''

4'40''

4'45''

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TEST ADDOMINALE

Dal libro "L'ALLENAMENTO SPORTIVO"

                 TEORIA E METODOLOGIA

di Gianni Leali - NARDINI Editore 1996

 

L'atleta (come in figura) è disteso in posizione supina, le gambe divaricate di circa 30 cm, le ginocchia leggermente piegate. Le mani sono unite dietro la nuca, le caviglie sono fissate al suolo da un compagno. L'atleta solleva il tronco da terra e ruota il busto a destra e a sinistra toccando il ginocchio destro con il gomito sinistro e viceversa. L'istruttore rileva il numero di ripetizioni effettuate senza interruzione fino ad un massimo di un minuto per i ragazzi dagli 8 ai 14 anni e fino ad un massimo di due minuti dai 14 anni in poi. Obiettivo: misurare la resistenza dei muscoli addominali, lombari e fissatori.

 

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TEST DEI 30 METRI

Dal libro "L'ALLENAMENTO SPORTIVO"

                 TEORIA E METODOLOGIA

di Gianni Leali - NARDINI Editore 1996

 

Questa prova indaga la velocità pura che risulta essere una qualità essenziale del gioco del calcio.

L'allievo effettua la distanza prestabilita con partenza da fermo o lanciata.

L'allenatore rileva con massima precisione il tempo impiegato.

I valori ottenibili con la prova dei 30 metri lanciati sono:

-  Per un tempo fino a 3''8: velocità eccellente.

-  Per un tempo fino a 4''2-4''8: velocità buona.

-  Per un tempo fino a 5''0-5''2: velocità discreta.

-  Per un tempo fino a 5''5: velocità insufficiente.

 

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I MEZZI DELLA TATTICA: LO SMARCAMENTO 
dal libro CALCIO A CINQUE/Il manuale dell’allenatore
 
In precedenza si è detto che il calcio a cinque è regolato da principi di attacco e di difesa. I mezzi di base per soddisfare tali principi sono:
·        lo smarcamento per l’attacco
·        il marcamento e la copertura per la difesa
 

PERCHE’ ?
Per cercare o creare spazi liberi per poter avvantaggiare la fase offensiva
COME ?
Effettuando cambi di posizione combinati e finalizzati
DOVE ?
In avvicinamento o allontanamento della palla lungo gli assi longitudinali e trasversali del campo
LO SMARCAMENTO
QUANDO ?
Si entra nel campo visivo del possessore della palla, che è in condizione di giocarla
CHI ?
Tutti i giocatori che non sono in possesso della palla
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Lo smarcamento si può definire come l’azione che un giocatore pone in essere per eludere o rendere il meno efficace possibile la difesa avversaria.
 
Perché il giocatore si smarca?

 
Ogni movimento eseguito dall’attaccante è finalizzato ad avvantaggiare la fase offensiva della propria squadra, infatti attraverso movimenti opportuni, si deve cercare di creare

spazi liberi (porzioni di campo libere da avversari) per poter ricevere e
gestire la palla senza la pressione immediata del difensore (quindi con
più tranquillità) oppure per favorire l’inserimento di un compagno.
Qui a fianco è rappresentata una situazione nella quale il pivot A con
uno smarcamento (taglio orizzontale) crea uno spazio libero per favorire
 l’inserimento del proprio compagno C (attacco dello spazio libero).
 
Come il giocatore si deve smarcare?
Il giocatore di calcio a cinque al momento dello smarcamento deve avere

 
una percezione dello sviluppo della situazione di gioco (posizione in campo dei compagni e degli avversari) al fine di scegliere, in funzione di essi, l’attimo giusto della sua esecuzione (tempo) e la zona del campo dove farlo (spazio). Due fondamentali mezzi per realizzare lo smarcamento sono:

·        il cambio di direzione.
Consiste nel variare repentinamente la direzione di uno spostamento.
Qui a fianco è rappresentato uno smarcamento effettuato con un cambio di
direzione. Il laterale B una volta trasmessa la palla al centrale A scatta lungo
la linea per arrestare poi la sua corsa facendo un cambio di direzione verso A.
Con questo tipo di smarcamento B si crea lo spazio libero per giocare la palla
sfruttando l’effetto sorpresa dell’arresto; infatti, verosimilmente, il difensore
avversario 3 si aspetta un inserimento lungo linea.
 
·        Il cambio di ritmo.
Un altro mezzo fondamentale è il cambio di ritmo (spesso è usato insieme col cambio di direzione) che consiste nell’aumentare o diminuire la velocità della corsa durante lo spostamento.

 
Qui a fianco è rappresentato uno smarcamento eseguito usando un cambio di

direzione e ritmo. Il laterale B, trasmessa la palla al centrale A, inizia la sua
corsa fintando una penetrazione centrale per poi cambiare velocemente ritmo e
direzione allargando così il fronte di gioco al fine di crearsi uno spazio libero.
Anche in questo caso il giocatore B cerca di sfruttare l’effetto sorpresa. Affinché
lo smarcamento abbia efficacia non bisogna mai dimenticare che ogni
movimento deve essere un’azione a sorpresa per il diretto marcatore e, se
quest’ultimo deve essere un’azione a sorpresa per il diretto marcatore e, se
quest’ultimo capisce le nostre intenzioni, bisogna cambiare il movimento
prestabilito, cercando sempre di direzionare la nostra corsa, se possibile, in una zona del campo libera da avversari e compagni.
 
Dove il giocatore si deve smarcare?
Per semplicità possiamo distinguere due tipi di smarcamento:
un primo, definito in “avvicinamento alla palla”, nel quale il giocatore che lo esegue si trova prevalentemente con le spalle rivolte alla porta, ed un secondo, definito in “allontanamento alla palla”, in cui il giocatore che lo esegue si trova prevalentemente di fronte alla porta avversaria.

 
Lo smarcamento in avvicinamento. Si può eseguire fondamentalmente partendo da tre posizioni rispetto alla posizione del marcatore: avanti, dietro, laterale.

In linea generale, la migliore posizione di partenza da assumere è dietro l’avversario
al fine di limitare la sua visione periferica.
Qui a fianco è rappresentato uno smarcamento eseguito da una posizione arretrata
rispetto all’avversario 2. Il pivot D, se possibile, deve scegliere il tempo di
smarcamento quando il laterale C è nella possibilità di effettuarlo e quando 2 non
lo controlla “visivamente”.
Altra posizione è quando l’attaccante si trova davanti al diretto avversario. In
questo caso l’attaccante è controllato con più facilità, quindi deve scegliere il
momento per andare incontro alla palla con un tempismo perfetto cercando di
coprire la stessa, una volta ricevuta (se possibile con la pianta del piede).

 
In altre situazioni di gioco l’attaccante si può trovare in posizione laterale e in questo caso, come sopra, deve sincronizzare alla perfezione lo smarcamento con colui che gli serve la palla.

Qui a fianco è rappresentato uno smarcamento eseguito da una posizione laterale
rispetto all’avversario 2. In questo caso il pivot D, per procurarsi spazio, finta un
movimento in una direzione per poi cambiarla repentinamente.
Lo smarcamento in allontanamento dalla palla. Per quanto concerne il tipo di
smarcamento definito in allontanamento dalla palla il giocatore s’inserisce in una
zona del campo vicina alla porta avversaria. Normalmente tale tipo di corsa
consente al giocatore di ricevere la palla fonte alla porta avversaria.

 
 


 
                                             In questa situazione di gioco B elude, sfruttando la

                                             velocità, la marcatura di 5 per ricevere la palla da A che
                                             la trasmette nella direzione della sua corsa.
                                             Qui a fianco è rappresentata la situazione di gioco
                                             citata in precedenza. Il laterale B si inserisce lungo linea
seguito in marcatura da 2. Il giocatore B per poter giocare la palla arresta a sorpresa
la propria corsa volgendo il viso verso il portatore di palla C, che nel momento del
                                             cambio di direzione gli trasmette la sfera.        
 
    
Quando il giocatore si deve smarcare?
Il giocatore deve sempre valutare la situazione di gioco del momento tenendo però sempre in conto le proprie capacità motorie e quelle tecniche del proprio compagno in possesso di palla (per esempio: è inutile smarcarsi quando chi è in possesso della palla non può servirti). Una volta eseguite queste valutazioni si effettua lo smarcamento quando si entra nel campo visivo del portatore di palla ovvero l’attaccante deve avere la certezza che il compagno abbia capito le sue intenzioni (intesa fra compagni). Altro momento opportuno per operare lo smarcamento è quando il diretto avversario non è attento ai nostri spostamenti (per esempio: non ci guarda) in questa maniera gli si può rubare il tempo e lo spazio per ricevere la palla senza che sia intercettata.
 
Chi si deve smarcare?
A questo quesito la risposta può essere scontata, ma durante l’evoluzione del gioco, a causa dei tempi ridotti dello stesso, tutti i giocatori che non sono in possesso di palla, se possibile si devono smarcare al fine di offrire al portatore di palla più soluzioni possibili.
N.B.: E’ però di fondamentale importanza che gli smarcamenti siano complementari gli uni con gli altri. Ciò significa che tutti i giocatori vadano a smarcarsi in spazi differenti.
 

 


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